Onu, passa la risoluzione contro l’embargo Usa a Cuba ma crollano i sì: Italia astenuta

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato per il 34° anno consecutivo la risoluzione che chiede agli Stati Uniti di porre fine all’embargo economico contro Cuba. Questa volta, però, Washington può rivendicare un importante successo diplomatico: il sostegno internazionale alla posizione dell’Avana si è sensibilmente ridotto, anche grazie all’astensione dell’Italia. Il documento è stato approvato con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni, un risultato molto diverso da quello dello scorso anno, quando oltre 160 Paesi avevano sostenuto la risoluzione e soltanto 12 si erano astenuti.

Tra le novità più significative, proprio l’astensione dell’Italia e della Germania, che per la prima volta hanno deciso di non sostenere la tradizionale condanna dell’embargo americano. Si sono astenuti anche Lettonia e altri Paesi europei, mentre Bosnia-Erzegovina, Lituania, Macedonia del Nord, Slovenia, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Marocco e Paraguay hanno votato contro. Un cambiamento che riflette l’intensa campagna diplomatica condotta dall’amministrazione Trump nelle settimane precedenti il voto.

L’ambasciatore americano all’Onu, Michael Waltz, ha invitato gli Stati membri a non offrire al governo cubano quella che ha definito un’altra vittoria propagandistica.

“Il vostro voto è l’unica cosa che separa il corrotto regime comunista dalla possibilità di utilizzare questa Assemblea per un’altra vittoria propagandistica a spese del popolo cubano”, ha dichiarato Waltz.

Il diplomatico americano ha dedicato buona parte del suo intervento alle condizioni economiche dell’isola, accusando la leadership cubana di vivere nel lusso mentre la popolazione soffre la fame e i blackout. Ha citato il conglomerato militare Gaesa, che secondo un’inchiesta del Miami Herald controllerebbe beni per 18 miliardi di dollari e disporrebbe di 14 miliardi in liquidità.

L’Avana contesta queste cifre, ma Waltz ha sfidato il governo cubano a consentire una verifica indipendente dei conti. L’ambasciatore ha inoltre respinto l’accusa secondo cui gli Stati Uniti avrebbero imposto un blocco totale all’isola.

“Non ci sono navi militari americane che circondano Cuba. I porti sono aperti”, ha affermato, ricordando che nei primi otto mesi del 2026 le aziende statunitensi hanno esportato verso Cuba merci per 876 milioni di dollari, compresi circa 250 milioni di carburante. Waltz ha anche annunciato che il presidente Trump ha destinato altri 100 milioni di dollari in aiuti alimentari e medicinali, distribuiti attraverso la Chiesa cattolica.

Ha ringraziato il Vaticano per la collaborazione umanitaria, sostenendo che questo canale garantisce l’arrivo degli aiuti direttamente alla popolazione. Particolarmente duro il passaggio dedicato allo scontro avvenuto martedì nell’aula dell’Assemblea generale, quando il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla aveva raggiunto il podio accusando Waltz di mentire. Secondo l’ambasciatore americano, durante l’incidente sarebbe stato aggredito anche un diplomatico statunitense.

“Se mettete le mani addosso a un diplomatico americano in questa organizzazione, ci saranno conseguenze”, ha avvertito Waltz, annunciando che il diplomatico cubano ritenuto responsabile sarebbe stato rimandato all’Avana. Un’affermazione che aggiunge un nuovo elemento di tensione allo scontro diplomatico tra i due Paesi.

Waltz ha poi richiamato l’attenzione sulla situazione dei prigionieri politici cubani, sostenendo che sull’isola ne sarebbero ancora detenuti circa 800. In aula erano presenti anche due noti oppositori del regime: José Daniel Ferrer, più volte incarcerato per la sua attività politica, e Orlando Gutiérrez-Boronat, da decenni impegnato nella difesa delle libertà democratiche a Cuba.

“Guardateli, parlate con loro, ascoltate le loro testimonianze”, ha chiesto Waltz ai delegati, accusando il governo cubano di utilizzare ogni anno il voto dell’Onu per convincere la popolazione che la comunità internazionale sostiene il regime. Poco prima del voto, rispondendo a una domanda di Italpress sulle consultazioni con i governi europei, tradizionalmente contrari all’embargo, Waltz aveva richiamato l’attenzione sul reclutamento di cittadini cubani per combattere a fianco della Russia in Ucraina, una questione che, secondo l’ambasciatore, dovrebbe interessare particolarmente l’Europa.

Di segno opposto l‘intervento del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez. “Una grande potenza sta attaccando attraverso una guerra economica uno Stato membro di questa organizzazione”, ha denunciato. “Cuba non è una minaccia. Il blocco è una minaccia”. La risoluzione approvata non è giuridicamente vincolante, ma rappresenta da decenni uno degli indicatori più significativi dell’isolamento diplomatico americano sulla questione cubana.

Quest’anno, tuttavia, il messaggio politico è cambiato: la maggioranza dell’Assemblea continua a chiedere la fine dell’embargo, ma il fronte internazionale che sosteneva quasi unanimemente l’Avana mostra crepe senza precedenti

Per Washington il risultato rappresenta una vittoria diplomatica parziale ma significativa. Per Cuba, la conferma che la maggioranza delle Nazioni Unite continua comunque a condannare l’embargo americano.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).